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Arrangiamenti musicali:

8 consigli per creare una base professionale

Avventurarsi nel campo degli arrangiamenti musicali può essere complicato, oggi le possibilità quasi illimitate fornite dalle DAW moderne aprono un panorama in cui è difficile orientarsi. Ecco 8 consigli per evitare errori e ottenere il migliore arrangiamento musicale possibile.

Creare degli arrangiamenti musicali professionali è un’arte. Non c’è limite al numero di possibilità che si presentano agli artisti e ai producer che si avventurano in questa impresa. Diciamo che anche i più esperti sono sempre alla ricerca di nuove idee. Quindi ecco 8 suggerimenti rapidi ed indolore a cui fare attenzione quando si inizia a lavorare ad un arrangiamento musicale.

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Less is more

Quando si inizia ad elaborare un arrangiamento può succedere di buttare giù davvero molte idee. Spesso i risultati più musicali vengono raggiunti quando riesci a circoscrivere le parti che funzionano meglio, ti accorgerai che non serve utilizzare tutto ciò che è stato registrato o programmato. Ricorda: less is more

Personalmente mi ci sono voluti diversi anni per a capire al meglio il cuore di questo suggerimento. La cosa che ha fatto la differenza è stato capire che ogni strumento ha un suo range in frequenza, cioè occupa un determinato posto dello spettro audio. Una volta chiarito questo concetto il resto è stato in discesa.

Per capirci diciamo che abbiamo quattro grandi zone:

  • Bassi
  • Medi
  • Alti
  • Presenza

Mettere troppi strumenti che hanno la loro anima nel range delle frequenze basse ingolferà il tuo arrangiamento, o viceversa esagerare con percussioni o cordofoni nella zona alta dello spettro renderà la tua base fastidiosa, zanzarosa. Quindi medita bene la scelta degli strumenti e ricordati….less is more.

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Varietà e Unità

Se stai lavorando agli arrangiamenti musicali del tuo disco potresti essere tentato di fare affidamento sulla stessa strumentazione per tutto il progetto. Te lo sconsiglio. Può avere senso; in parte contribuisce a mantenere un “sound” coerente. Ad ogni modo vale la pena variare un po la strumentazione qua e là. Tra un brano e l’altro potresti cambiare le chitarre acustiche, usare un suono di basso più o meno aggressivo. Piccole variazione che permetteranno al tuo disco di suonare in maniera omogenea ma non noiosa.

Il principio da tenere a mente per produrre buona musica è quello di unità e varietà. 

Parlando del sound di un disco otterrai unità scegliendo un unico genere, soppesando la scelta degli strumenti per singolo brano e mantenendo coerente questa scelta per tutte le take ma senza essere estremi.

La varietà sarà data dal bpm di ogni brano, dalla sezione ritmica e in generale dal mood esecutivo che sceglierai per ogni take.

La voce è il cuore della tua canzone

La voce è il cuore dei tuoi arrangiamenti musicali, non dimenticarlo mai. È importante assicurarsi che le altre parti musicali non la sovrastino, sminuendo così il testo o la melodia.

In gergo, tra professionisti, si dice che la voce è indietro o davanti. “ La terrei un pochino più avanti ”. Esistono tante scelte possibili, in Italia si tende a tenere le voci molto avanti nel mix, sopra gli strumenti. Lo stile americano invece è quello di mettere le voci più indietro, dentro il mix. Non in maniera assoluta, dipende anche dal genere. Ti consiglio di fare qualche ascolto guidato per capire la differenza tra i due modi di mixare.

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Collabora

Un producer in linea di massima fa tutto da se, possiede una conoscenza generale delle diverse fasi di produzione. Se sei un polistrumentista talentuoso puoi essere perfettamente in grado di suonare tutti gli strumenti, e tutte le parti del tuo arrangiamento. Detto questo, ricordati che far registrare qualche take a un musicista esterno potrebbe portare aria fresca nel tuo modo di lavorare. Tutti si tende a cadere in abitudini musicali (riff caratteristici, ritmi familiari) e anche una o due take registrate da altri strumentisti possono fornire un po ‘di varietà stilistica.

Raddoppia dove possibile

Con “raddoppiare” non intendo far suonare la stessa parte due volte allo stesso strumento, tipico approccio dual mono. Intendo raddoppiare nel senso più tradizionale, orchestrale. Questa cosa tra l’altro l’ho sentita da poco in un brano di Ariana Grande. Per raddoppio intendo il far eseguire a due strumenti diversi la stessa parte all’unisono.

Nell’organizzazione orchestrale questa è una tecnica usatissima. Quando due strumenti suonano all’unisono le loro armoniche si combinano. In qualche modo si sommano per creare un suono diverso, di maggiore impatto. Di solito uso questa tecnica in generi molto ritmici o nel passaggio tra un periodo e l’altro per creare maggior hype.  (Un periodo di solito è costituito di 8 battute)

Lavora di dinamica

Per mantenere alto l’interesse nei tre, quattro minuti di un arrangiamento è essenziale muovere con coerenza i livelli dinamici.  Per fare questo dobbiamo lavorare su tre aspetti:

  • Entrata si suoni o strumenti nuovi in determinato punti del brano.
  • Aumentare diminuire il volume generale del brano tramite automazioni o esecuzioni più animate.
  • Raddoppiare o dimezzare la quadratura ritmica e non meno importante il registro d’esecuzione.

Parlando in particolare della voce è essenziale mantenere il giusto arco melodico. Se all’inizio di un brano diamo tutto, troppo il brano non avrà un climax come si deve. Un buon arrangiamento inizia con un livello dinamica di bassa/media intensità, pochi strumenti, poche note. Il climax più importanti si trovano di solito sui chorus. Nel particolare il secondo chorus richiede particolare enfasi. Cerca quindi di gestire bene livelli dinamici e qualità delle esecuzioni nello svolgersi di un brano. Modero e incanala la forza della tua passione per scolpire degli arrangiamenti musicali professionali.

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Il Comping

Il Comping è una tecnica di arrangiamento standard. Consiste in sostanza nel fare diverse take della stessa parte per poi tagliare e incollare le parti migliori. Si usa molto sulla voce, se sei uno strumentista con una discreta tecnica non dovresti averne bisogno.

Alcuni producer vanno alla ricerca della perfezione vocale ed estremizzano l’uso di questa tecnica tagliando ed incollando le singole parole. Te lo sconsiglio. Il modo più intelligente di adoperare questa tecnica è quella di far eseguire al cantate tre o quattro esecuzioni complete e poi tagliare le diverse sezioni: strofe, ponte, chorus, special.

Preparato così il progetto potrai procedere ad ascoltare le take migliori per unirle poi in un unica traccia.

Molto spesso faccio fare una prima take di prova ai cantanti dicendo loro che non sto registrando. In realtà registro sempre….è capitato spesso che quella take contenesse il materiale migliore.

Ti consiglio di procedere così anche per quanto riguarda le esecuzioni strumentali.

L’ho visto fare anche sugli assoli di chitarra, anche se non lo faccio spesso, può essere un buon trick.

L’imperfezione è umana

Allora come ultimo consiglio di suggerisco di ricordare che con le moderne DAW è praticamente possibile correggere ogni cosa…..non farlo,  è meglio lasciare alcune imperfezioni.  Le imperfezioni sono umane è renderanno il tuo brano più vero.

Fai attenzione per imperfezioni non intendo errori ma piccole incertezze. Magari in alcuni punti la chitarra acustica frigge un pochino o il rullante qualche volta arriva un’antecchia in ritardo. Va bene, darà movimento al brano, lo renderà più caldo.

Questo chiaramente dipende anche dal genere, se fai musica elettronica come la dance, house e simili è necessario quantizzare tutto è lavorare poi il bpm generale con una traccia tempo..

Ma per molti altri generi musicali, come il rock, il jazz e in particolare il grunge, lasciare aria alle esecuzioni è un bene. Non rendere tutto troppo perfetto darà verità ai tuoi arrangiamenti.

Una nota speciale va fatta per la voce. Oggi con la trap va molto di moda esasperare l’uso dell’autotune. Può essere un effetto interessante se usato nei giusti contesti, i Daft Punk ne fanno un uso molto elegante in alcuni brani. Quindi usalo con parsimonia….

Arrangiamenti musicali:

8 consigli per creare una base professionale

Spero davvero che questi consigli possano sostenerti nel tuo lavoro. Io per abitudine tendo a far respirare musica e orecchie. Quando finisco un arrangiamento smetto di ascoltarlo, mi do due o tre giorni e dopo riascolto tutto, correggo le cose che non mi convincono e solo dopo mando al cliente l’export. La mia politica sul lavoro è buona la prima, detesto tornare troppe volte sullo stesso lavoro è una perdita di tempo e fa spazientire anche il cliente. Quindi è necessario mantenere sempre una linea di dialogo aperto con chi ti commissiona un arrangiamento musicale.

Se sei un cantautore e vuoi realizzare il tuo arrangiamento contattami subito, parleremo del tuo progetto, ti ascolterò con attenzione e lavoreremo insieme per ottenere il migliore risultato possibile. Qui trovi tutte le info: arrangiamenti musicali online.

2019-06-10T13:10:50+02:00